Ieri ho avuto un intenso scambio di opinioni con due fratelli in merito alla situazione economica attuale e ai possibili contributi, o soluzioni, che i Santi possono dare.
Ovviamente nessun risultato concreto ma mi è parso chiaro che prevalga la sfiducia.
Il mio interesse non era rivolto alla nostra capacità di capovolgere la situazione (questo lo lascio agli imbonitori politici) ma sulla possibilità che i Santi hanno di attraversare questo periodo senza soccombere. In altre parole come dare una visione positiva del futuro prossimo.
Certo siamo pochi, certo viviamo in una società ingessata da una pletora di leggi, regolamenti e incrostazioni culturali; ma veramente non possiamo fare nulla?
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Permalink Risposto da Renato Marini su 24 Ottobre 2011 a 7:08 Se la questione è se un mormone che si candida o 5.000 che lo votano possa far cambiare rotta alla politica italiana, la risposta non può essere che negativa. Nessuno si è accorto di quei soffitti riparati a Udine dopo tanta fatica, e chi ha raggiunto quel risultato non è andato molto avanti in politica.
Ci sono Paesi nel mondo messi molto peggio dell'Italia, ma noi abbiamo una costituzione che impedisce il buon funzionamento delle istituzioni, un Parlamento di gente d'affari che pensa al proprio tornaconto, Pubblici Ministeri che si sentono Padreterni, e Governi senza vero potere di decidere. Cosa fare? Io guardo a chi sta peggio e mi consolo.
Per cambiare dovremo diventare tutti poveri e ricominciare da zero, come hanno fatto i Paesi ex comunisti. Le leggi della natura restano sempre le più efficaci. Ma anche così non è detto che la rinascita porti ad una società più onesta e meglio organizzata.
Permalink Risposto da Sal Velluto su 22 Ottobre 2011 a 13:08 Il problema delle tasse, secondo me, va risolto prima dal lato del governo e dopo (molto dopo) dal lato del cittadino.
Secondo me il governo (nazionale , regionale, provinciale, comunale) leva al cittadino troppi soldi, li amministra male, fa debiti sulle spalle dei nostri nipoti e pronipoti e poi tratta il cittadino da suddito, da incapace e da criminale.
Secondo me il governo dovrebbe ricevere meno soldi dai cittadini, dare annualmente ai cittadini un resoconto scritto e comprensibile di come li ha amministrati; spendere meno soldi di quanto incamera (Non fare debiti) e baciare i piedi dei cittadini, col timore che con quei piedi i cittadini li diano un bel calico nel sedere e assumano (votando) nuovi e piu’ capaci amministratori.
Da parte loro, i cittadini devono emanciparsi e rendersi conto che sono piu’ che capaci di farsi molte cose da soli. (Senza dipendere dal governo per qualsiasi cosa) Devono capire che quanto piu’ l’amministrazione dei loro soldi e’ localizzata (al contrario di centralizzata), tanto piu’ e’ efficiente, perche’ possono esercitare su di essa maggior controllo.
Alla fine dei conti, tutto questo discorso si riduce ad un’equazione:
Quanto piu’ grande e’ il governo, tanto piu’ piccolo e’ il cittadino.
Quanto piu’ grande e’ il cittadino, tanto piu’ piccolo e’ il governo.
Io sono per il cittadino grande e per il governo piccolo.
Se poi vogliamo parlare di cosa possono fare i SUG per “raddrizzare la barca” allora dovremmo cominciare da come i SUG amministriano la propria famiglia e trasferire quel modello prima all’amministrazione locale e su su, fino a quella nazionale. (Secondo me le cose sono molto simili)
Ciao,
Salvatore
Permalink Risposto da Renato Marini su 24 Ottobre 2011 a 6:54 La risposta mi sembra che sia: Volere è potere. Certo che i Santi possono fare qualcosa per non restare travolti dal crollo di questo sistema economico basato sui debiti e sui consumi inutili. L'esperienza di Joseph Smith con la Banca di Kirtland e con l'Ordine Unito mi sembra mostri che il punto cruciale sia la voglia dei Santi di mettersi assieme per fare qualcosa. Quando lo fanno (Helping Hands, Aiuto Umanitario, Genealogia, ecc.) i risultati sono straordinari. Ma in tutti questi esempi l'impegno è sempre temporaneo: una sorta di Decima intellettuale.
Quando si tratta di impegni più durevoli e più coinvolgenti anche i Santi si tirano indietro. La difficoltà di ottenere risultati deriva da questo timore di avventurarsi in un mare ignoto. Il tempo dei Pionieri e degli Esploratori sembra sia finito. Vogliamo godere del progresso, ma non fare la fatica di crearlo.
Permalink Risposto da Mariano MARINI su 18 Maggio 2012 a 1:19 Quindi mi par di capire che condividete l'impressione che non ci sia un reale impegno a trovare una alternativa all'andazzo generale.
Ovviamente questo non è un giudizio di merito. Alma il giovane ha abbandonato la politica per dedicarsi alla predicazione del Vangelo. Forse siamo nella stessa situazione!
Però mi è rimasta una ultima curiosità: "Quali effetti ha la crisi attuale sulla vita dei Santi?".
Per quanto mi riguarda io non ho subito quasi alcuna conseguenza. L'aumento delle tasse è stato compensato da un aumento nella busta paga e dalla discesa della rata del mutuo.
E a voi come sta andando?
Permalink Risposto da Renato Marini su 18 Maggio 2012 a 6:24 Pesano gli aumenti della benzina perché sono andato ad abitare in campagna e uso molto l'auto; le nuove tasse non pesano più di tanto, come gli aumenti nelle bollette energetiche; nulla di insopportabile.E' vero che sono più attento di prima ai consumi non necessari.
Credo che la crisi sia brutta per chi perde il lavoro.
Ammiro gli Islandesi; loro sono pochi e sono certo più "uniti" di noi; loro hanno rifiutato di restituire i soldi prestati al governo dalle banche (non solo di pagare gli interessi ma anche di restituire il prestito); hanno messo sotto processo i politici che hanno fatto debiti senza chiedere il parere dei cittadini. Hanno rifiutato di pagare loro per i debiti dei politici.
Chissà cosa accadrebbe se il nostro governo decidesse di smettere di chiedere sacrifici ai poveri per rendere sempre più ricchi i ricchi e dicesse ai ricchi che la pacchia è finita e che non riavranno indietro i soldi che hanno prestato allo Stato. La maggior parte del debito pubblico è in mano a ricchi, non a piccoli risparmiatori.
Permalink Risposto da Mariano MARINI su 18 Maggio 2012 a 15:55 L'ingordigia di chi vuol fare soldi con i soldi impedisce loro di vedere che stanno distruggendo la loro fonte di guadagno.
La cosa peggiore è che la politica ne è diventata vassalla.
Le banche e le finanziarie causano la crisi con la loro ingordigia e cosa fa la politica?
Toglie i soldi dalla tasca degli innocenti che lavorano con il sudore della propria fronte per "salvare" i colpevoli che continuano a fare quello che hanno fatto fino ad ora.
Io mi chiedo cosa sarebbe accaduto se i soldi dati alle banche fossero stati dati alle imprese.
Qualcuno avrebbe gridato alla "nazionalizzazione" della finanza ma a me ha sempre fatto specie vedere la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite.
E non mi sembra che i tecnici sappiano fare di meglio.
Permalink Risposto da Renato Marini su 24 Maggio 2012 a 5:33 Parlavo con Cristiano sui tassi di interesse qui in Brasile; qui si vendono anche la camicie a rate; a volte non applicano interessi (per spese modeste) ma di solito (come per le auto) c'è un interesse dell' 1% al mese.
Qual è il principio? I ricchi prestano soldi alle banche che danno loro un interesse del 0,8% al mese. I poveri chiedono un prestito alle banche, che si fanno pagare l'1% al mese di interesse; così i ricchi guadagnano lo 0,8%, le banche lo 0,2% al mese ed i poveri devono pagare l'1% al mese del prestito ricevuto.
Detto in altre parole, i poveri finanziano il guadagno dei ricchi; è morale questo sistema? Maometto aveva vietato gli interessi sui prestiti proprio per motivi morali. Mi pare che i cristiani non abbiano tanti scrupoli morali in fatto di togliere i soldi ai poveri per darli ai ricchi.
Permalink Risposto da Mariano MARINI su 24 Maggio 2012 a 13:36 Anche per i cristiani il prestare denaro a interesse (di qualsiasi ammontare) era considerato usura e quindi peccato. Questo è stato uno dei motivi delle fortune degli Ebrei i quali non avevano questo concetto e quindi per secoli sono stati gli unici "finanzieri" in occidente.
Non credo che la moralità di una operazione economica possa essere stabilita in base a chi ci guadagna.
Il ricco e la banca guadagna soldi perché il povero vuole avere, subito, quello che non può permettersi.
Ho usato il termine povero in riferimento al tuo esempio. È evidente che in un sistema economico perfetto non ci sono i poveri (indigenti), ma questo non vuol dire che tutti posseggano le stesse cose o maneggino la stessa quantità di denaro (comunismo).
Permalink Risposto da Renato Marini su 25 Maggio 2012 a 6:13 Certo il fatto che i poveri chiedano un prestito può derivare dallo loro avidità, ma anche dal sistema economico in cui si trovano. Stipendi bassi forse non obbligano ma spingono molto l'acquisto a rate. Se poi gli interessi sono alti (1% al mese) mi sembra che i ricchi vogliano approfittarsi dei poveri.
Il guadagno è lecito finché non diventa "rapina legalizzata".
Permalink Risposto da Mariano MARINI su 25 Maggio 2012 a 14:16 Questa è esattamente la situazione attuale che nessun sistema politico ha intenzione di cambiare.
Che i ricchi ne approfittino scaricando le perdite sulla collettività tenendo per sè i guadagni mi pare evidente. Ma l'immoralità non risiede nel sistema ma nell'individuo.
Qualsiasi sistema (Ordine Unito docet) si regge sull'uomo ed i suoi valori morali.
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